I problemi che solitamente inducono i genitori a richiedere una terapia per il proprio bambino sono legati a difficoltà in ambito scolastico (ansia a fobia scolastica, difficoltà di inserimento e socializzazione coi pari, disturbi di apprendimento), problemi del comportamento, disturbi alimentari (anoressia, iperfagia, obesità), disturbi del controllo sfinterico, disturbi dell’umore, ansia o fobie.

Nel caso di soggetti in età evolutiva, il percorso di valutazione coinvolge necessariamente gli adulti di riferimento. Il colloquio iniziale avviene infatti con i genitori, sia allo scopo di focalizzare la difficoltà riscontrata e il loro punto di vista, che per approfondire le tappe di sviluppo del bambino e la situazione familiare. Dopo due o tre incontri di osservazione con il bambino, la fase valutativa si conclude con un incontro di restituzione con i genitori in cui, sulla base di quanto osservato dal professionista, si lavora per costruire insieme un senso ed un significato alle difficoltà riscontrate, che potranno richiedere o meno un intervento terapeutico strutturato.
Nel caso del bambino, tanto la valutazione quanto la terapia vera e propria, hanno come strumenti di elezione il gioco, il disegno e la narrazione di storie, che rappresentano il tramite attraverso il quale si esprimono le ansie, le difficoltà, i conflitti e i sentimenti più profondi del bambino che, in questo modo, mette in scena la propria vita reale ed emotiva, gli affetti che la abitano e le angosce che la bloccano.
Giocando, disegnando e costruendo storie, il bambino entra in contatto con le sue difficoltà, rappresentando delle esperienze prima confuse ed indefinite, così da alleggerire la tensione e rendere il suo mondo interno conoscibile all’osservatore che può trarne informazioni sullo sviluppo mentale ed emotivo, sulle relazioni interiorizzate, sulle risorse e sulle aree di difficoltà.
Attraverso il gioco si giunge ad integrare affetti che prima erano disturbanti in quanto, mediante l’interpretazione del terapeuta, si attivano il pensiero e il linguaggio grazie ai quali il bambino sviluppa una maggiore comprensione e padronanza dei sui stati emotivi.

Nel caso degli adolescenti, solitamente le richieste di aiuto sono motivate da difficoltà scolastiche, comportamenti aggressivi in famiglia, con i coetanei o atti autolesionistici, disturbi dell’umore o, ancora, uno stato di confusione su di sé e sulle scelte da intraprendere.
Tali problematiche sono particolarmente difficili da affrontare per i genitori in quanto l’adolescente è portato, nel rapporto con l’adulto e in relazione al sintomo, ad opporsi e negare valore alla preoccupazione genitoriale, mantenendo il proprio bisogno di aiuto ed ascolto in un’area di ambivalenza tra la necessità di ricevere sostegno ed il desiderio di indipendenza.
L’obiettivo della terapia è quello di favorire una maggiore consapevolezza di sé ed auto-responsabilizzazione, così da rendere possibile uno svincolo emotivo dalla famiglia ed una maggiore autonomia nelle scelte di vita.