Intorno ai cinque, sei anni i bambini si confrontano in genere con il tema della morte e fanno spesso domande al riguardo.
Quando una perdita colpisce persone molto vicine al bambino, il lavoro del lutto segue uno sviluppo simile a quello dell’adulto ed abbastanza determinato, in quanto riflette i processi psicologici in azione: dopo lo shock iniziale, la cui importanza è proporzionale alla perdita, la tappa centrale è un autentico stato depressivo, che termina in un periodo di riassestamento.

Il lutto è una vera e propria frattura nella nostra vita, una rottura della continuità. Affinchè possa esservi riparazione a tale rottura, è necessario che l’intero cammino del lutto possa compiersi. Cioè solo se si concede al bambino la possibilità di esprimersi, lo si aiuta a parlare, lo si fa disegnare, questi riuscirà a portare a termine l’elaborazione del trauma che si accompagna al lutto. Comprendere, permettere al dolore di esprimersi rispettando i suoi bisogni ed i suoi tempi sono le modalità di relazione che aiutano quando un bambino attraversa un lutto.
Cercare di evitare il dolore oppure provare a rallegrare o razionalizzare sono a lungo andare modalità non efficaci, che congelano il dolore. I lutti infantili non elaborati lasciano difficoltà verso i distacchi anche da adulti.
In questo percorso di accettazione ed elaborazione della perdita subita, sapere cosa è successo, invece di essere tenuti all’oscuro, avere vicino qualcuno che in modo rispettoso ed empatico non faccia sentire solo il bambino, poter partecipare ai funerali o eventuali riti di commiato, sono modalità che col tempo potranno aiutare a dare parole alle emozioni e ad attraversare gli eventi dolorosi e traumatici riuscendo a superarli, senza voler fermare il tempo, come invece succede di solito quando manca la possibilità di elaborare il lutto.
Alcuni bambini, dopo aver subito una perdita, provano un dolore talmente grande da cadere in uno stato di torpore. Questo stato è una forma di difesa di fronte al dolore, a sentimenti troppo intensi e strazianti. Difendersi dalla sofferenza significa non dover provare un insieme di emozioni dolorose, complesse e faticose. Tuttavia, il dolore non elaborato si sedimenta dentro e soffoca gran parte della vita emotiva del bambino, causando un arresto del suo sviluppo ed una perdita di interesse nei confronti della vita. Come scrive Winnicott: ‘Quando troviamo un bambino infelice o ritirato possiamo sicuramente fare di più con una relazione empatica di sostegno piuttosto che cercare di spingerlo verso uno stato di falsa vitalità o di oblio. Se non gli restiamo vicini e continuiamo pazientemente ad aspettare saremo spesso compensati da veri cambiamenti nel bambino che indicano una naturale tendenza a riprendersi dalla perdita e dal senso di colpa che il bambino sente anche quando si può veramente dire che il bambino non ha contribuito all’avvenimento tragico’.