‘Da quando era così triste, percorso in continuazione da quella specie di brivido che precede il momento in cui uno sta per scoppiare in lacrime, Swann aveva bisogno di parlare del proprio dispiacere come un assassino del proprio delitto’. (Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto)

I sentimenti, e, con essi, l’educazione ai sentimenti, intesa come capacità di pensare le emozioni, traducendole attraverso il linguaggio, vengono appresi nei primi anni di vita, attraverso la relazione con i propri adulti di riferimento.
I bambini nascono potenzialmente capaci di sentire ed esprimere l’intera gamma delle emozioni ma, la maggior parte di esse, non è gestibile per il neonato da solo.
Dunque, l’adulto inizialmente gestisce le esperienze emotive del neonato e, in un ambiente di crescita sano, adeguato, mostra che tutte le emozioni umane, rabbia, tristezza, paura, gioia e vergogna, sono normali e accettabili.
È importante che i bambini prima, gli adolescenti poi, sappiano che ogni emozione che essi provano può essere comunicata al momento giusto: solo in questo modo essi acquisiscono la certezza che non vi siano emozioni che devono affrontare completamente da soli o emozioni ‘non sicure’, che debbano essere inibite, represse.
La disponibilità del genitore di capire e condividere tutte le emozioni che il proprio figlio prova, rende il bambino e il ragazzo progressivamente in grado di gestire le emozioni, da solo e nella relazione, riconoscendole, nominandole e attribuendo loro un significato.
In assenza di una educazione emotiva, i sentimenti che non possono essere pensati, parlati, descritti ed a cui non è possibile dare un senso, vengono allontanati dalla propria consapevolezza o trasformati in agiti, come nel caso dei comportamenti oppositivi e provocatori, delle condotte aggressive verso sé stesso o verso gli altri.
È fondamentale in questo senso, che l’adulto sia in grado di imporsi, dando dei limiti chiari e non negoziabili. In tal senso, i comportamenti oppositivi e provocatori comunicano che il bambino o ragazzo ha bisogno di sapere che il genitore è abbastanza forte da assumere il controllo e farlo sentire protetto, anche quando la minaccia viene da dentro, da un proprio stato emotivo ingestibile ed incontenibile, che si esprime all’esterno in forme violente.
L’elemento chiave della educazione ai sentimenti ed alle emozioni sta dunque nella empatia, definita come la capacità di identificarsi con l’esperienza emotiva di un’altra persona, arrivando a comprendere il suo stato d’animo.
Il genitore esercita l’empatia sintonizzandosi con l’emozione del proprio bambino, imitandola con le proprie parole, il proprio sguardo, i propri gesti. Il bambino, in virtù dei sentimenti che legge sul volto degli adulti, apprende a decodificare le proprie emozioni, acquisisce modelli di condotta e, a sua volta, sviluppa la capacità di entrare in empatia con l’altro.
Questo rispecchiamento reciproco guida l’individuo verso l’acquisizione di insegnamenti morali ed intellettuali che lo condurranno ad integrarsi in famiglia e nella società.
Il fallimento di questi processi, ostacola lo sviluppo di una competenza emotiva e sentimentale, compromettendo sia la capacità di gestire specifici aspetti della esperienza emotiva (come la difficoltà ad esprimere il dolore, la rabbia, la tristezza, la paura), sia la possibilità di sperimentare nella relazione con l’altro l’empatia necessaria a costruire legami significativi e sani.
Al contrario, la violenza nei confronti dell’altro (dal bullismo al femminicidio, alla violenza sui minori) prolifera quando le capacità empatiche e di gestione delle proprie emozioni risultano più o meno gravemente compromesse. Ciò, da un lato priva di strumenti adeguati per esprimere e gestire i propri stati emotivi, dall’altro consente di agire senza rispecchiarsi nel dolore dell’altro, senza provare a propria volta dolore, vergogna, colpa per il male commesso.
Tutto questo illumina sulla importanza che l’adulto, genitore o educatore, si impegni per garantire lo sviluppo di una competenza emotiva, insegnando una grammatica sentimentale ed emotiva e facendosi garante di una relazione in cui tale linguaggio possa esprimersi.
Facendo leva su questa consapevolezza, il Circle Of Security (Cos) propone un intervento breve per genitori ed educatori per imparare a decodificare e gestire i bisogni emotivi dei bambini, sviluppando negli stessi una competenza a trattare le emozioni.